Sottovoce, nel buio,
la notte si piega attorno a me
come un velo che conosce il mio nome.
Ogni respiro è una linea fragile,
un filo che vibra tra ciò che sono e ciò che temo di diventare.
Resto ferma,
mentre il silenzio mi attraversa
come acqua che non trova il suo fiume.
La paura arriva lieve,
si posa sulle mani come neve che non cade.
Non parla, ma la sento respirare dentro le vene,
come un ricordo che non ha più volte eppure continua a tornare.
Sto scivolando piano,
in un luogo fatto di ombre che mi somigliano.
La tristezza mi sfiora la pelle
come un vento che ha dimenticato la strada.
Rimango qui,
a respirare la mia ansia
come fosse una luce tremante
in una stanza che non vuole svegliarsi.
Un suono lontano si dissolve,
forse il mondo che continua a muoversi
senza chiedermi di seguirlo.
Io resto sospesa,
tra un pensiero che brucia
e uno che non osa parlare.
La notte mi osserva,
e nel suo sguardo non trovo giudizio,
solo un silenzio che mi assomiglia.
Chiudo gli occhi
la malinconia diventa un cielo liquido,
una pioggia di luce che cade senza rumore.
In mezzo a quella pioggia
c’è una scintilla che resiste,
piccola, come un segreto che non vuole morire.
La seguo,
anche se non promette salvezza.
Forse un giorno
imparerò a camminare
senza temere il buio che porto con me.
Per ora sussurro il mio nome ad un’ombra che mi ascolta
senza chiedere nulla.