Trottano o vanno al passo

Trottano o vanno al passo

tra bigie plaghe celesti

nubi maculate e orlate

con bioccoli sfrangiati

già pronte a scaricare

folgori tuoni e diluvi.

Abbattute sete e arsure estive

sbuffi pregni di brume

da zolle e botri s’alzano

al sorgere e calar di luci,

al mugolare di ridesti venti

stormiscono canne barbute

chiome pallide e ramate;

poggioli e finestre si rinchiudono

all’avanzar di inumiditi giorni;

di fiamme e dardi stanco

riposa l’intiepidito sole.

Transumanze. Remigar di stormi

vagar di fucili ad armacollo

lesti a impallinare suidi e alati.

Da ramo al suolo, nei viali

nei boschi e nei giardini,

cadono fronde rogge e brune;

mosti munge il torchio

brulicano su vinacce moscerini;

grembiuli e zaini si affoltano

e si adunano dopo estivi riposi

spauracchi su campi arati vegliano.

Autunno, come puntuale ritorni!

Più senile oggi ti incontro

e la tua evolvente percorro

fra arrivi di caligini e scrosci

i tuoi coristi mesto ascolto!

Primavera dell’inverno

anche tu hai i tuoi frutti:

castagne noci bacche e funghi;

anche tu hai i tuoi fiori:

crisantemi eriche dalie e zinne.

Oh avvento di declini di luce

mistica litania di funeree elegie

epidemia di paniche malinconie

accumuli di verdiccio per il pattume

agonico proscenio di ingiallimenti!

E tra queste foglie accartocciate

che solinghe pendono dai rami

c’è quella della mia brulla vita

che ancor non si stacca e attende

l’estrema e peggiore delle stagioni!

Angelo Michele Cozza