Ottobre

Ottobre

Ottobre. Pioggia silente al lume quasi
spento in camera; perplesso lustro
i contorni d’una foglia come moneta
recuperata tra le macerie del buio.

Inganna il tempo il canuto cocchiere
spargendo nella polvere della breccia
un pugno di falsa felicità; demoni
fantasticano nella mente confusa.

Pace, gloria, turbamenti accecati:
anche di loro tutto tace, sempre
care passando senza lasciti né
traccia degna d’un pio respiro.

Rumore del prosieguo. Presto giungerà
agli occhi la povera destinazione,
e custodendo nella parola il segreto
il vizio della pioggia pervade l’animo.

In seno al petto il groviglio dell’esistenza.
Susseguirsi di mille stormi d’augelli
tessono il nido di passeggere patrie
negli angusti spazi del vissuto cuore.

Così, frammezzo alle penurie del vento
canto l’amore che brucia dall’interno;
canto il disordine di stanchi sorrisi,
della felicità che altrove dimora.

Ottobre. Al groviglio dell’esistenza
l’anima dolente chiede tregua;
e tra gli scogli di un mare lontano
immagino il fato entro un cerchio.

(Marcello Di Gianni)